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Su un giaciglio di pietraia s'adagia il corpo
ciottoli - nient'altro - e neanche aguzzi.
È assai confortevole
Posso starci come un gattino in un cesto con coperte
azzurre.
Da tempo oramai io non rammento le impressioni
[io le conosco]
che ebbi dai miei dolci gatti
dietro un teatrino di cartone pressato.
Conosco soltanto l'amore che provai per loro.
Ma certamente è bandito il biasimo per quei sorrisi di bimbo
e per le lacrime
che cascarono sul freddo pavimento quando capii l'insufficienza
del ricordo.
ESSI FURONO LA LAPIDE DI CIÒ CHE DOVETTE ESSERE
scolpita prima e dopo contemporaneamente
{Essa è} scolpita quando ancora le gambe non avevano la capacità d'erigersi
{Essa è} scolpita quando già le gambe si osservavano da muri fuori di loro
{Essa è} distrutta ma ne rimane
il ricordo.
Ed {Essa è} annerita dalle esalazioni del cimitero.
Poiché è l'ora in cui anche i cimiteri vengano digeriti.
È l'ora in cui la terra sia digerita dalla terra e la terra digerisca la terra
E il becchino scavi profonde buche rotolando furiosamente
e seppellisca la pala.
È l'ora in cui il servo imbocchi se stesso con la carne del padrone
e il padrone imbocchi se stesso con la carne del padrone.
Poiché è l'ora in cui anche la terra sia digerita dalla terra.
E il verme sia fratello dell'uomo e il legno sia fratello del verme
Poiché è l'ora in cui il verme torni al legno e all'uomo e insieme siano l'Uno
e il demone sia redento ed esso pure sia l'Uno.
È l'ora in cui nessuna ombra sia vista dall'occhio
Poiché è l'ora in cui la luce non getti ombra
e l'occhio sia cavato senza sangue né dolore.
Acquisii la capacità di stare eretto in maniera autonoma
(non mi occorsero maestri, le stelle mi sostennero)
il giorno stesso in cui si compì
il primo anno di vita.
Forse si ritiene che io non ne abbia il ricordo?
Ogni cosa rammento con precisione
il luogo
la mobilia
gli indumenti
e persino so rivivere l'emozione di mia madre.
occhi verdi spalancati
voce allegra
sorrisi infiniti
s'espande.
Ed io l'osservo anche sul mio viso di bambino
senza l'aiuto dello specchio.
Poiché l'occhio stava sulla mobilia
- non avevo dovuto metterlo io -
Poiché l'occhio stava sull'occhio di mia madre
e sulla mano che prese il telefono per chiamare mio padre
sul pavimento che sorreggeva i piedi minuscoli
e sulle mani invisibili che tenevano le mie mani visibili
e la voce di mia madre non era estranea perché era la mia stessa voce.
Su un giaciglio di pietraia s'abbandona il corpo
ciottoli e neanche aguzzi
o se ci sono le punte, gli indumenti sono un'adeguata protezione.
In verità la schiena è dolcemente trafitta, ma dolcemente
Non si riposerebbe meglio sulla paglia gialla
e neanche in un fossato di lucertole morte
e bulbi oculari
non è necessario che il sangue sia raggrumato per immaginare le cicatrici
(e a proposito del passato esso muta continuamente).
Come candelabri solleticati da petali di rosa
i fili d'erba - verdi - ridono
ma l'allegrezza soffocano poiché non è sicuro
nemmeno oggi
che il tempo di celarsi sia finito
e che l'astante
abbia pagato abbastanza per una rappresentazione senza maschere.
Gli alberi:
il cielo nell'oscurità bramando
essi fanno il loro ingresso nella scena
veramente non c'è bisogno d'un solenne proemio
per attirare i critici più accreditati
(una voce atona è sufficiente).
I rami come dita intrecciandosi
mostrano anelli di corteccia
e pie formiche s'avvolgono in nuvole d'incenso
che la terra espira.
Poiché anche gli dei fumano narghilè colorati.
Esili le foglie sento crescere e ascolto
il nutrimento che ascende nel tronco:
mille organi sacri che suonano e fanno il mondo
ovunque.
Gioiose danzano gocce d'acqua
e pie formiche bevono il riflesso della luna
come da un calice sorseggiando vino bianco
(quello rosso sarà offerto solo alla fine del banchetto).
Fra corteccia e corteccia
la nebbia
benevola protettrice di questa parte di cosmo.
Davvero, non si scorge un fuoco fatuo nemmeno a cento miglia da quel muro.
Questo morbido velo non l'ho mai inteso un offuscamento
ma piuttosto una coperta magica sotto la quale gioisce
il silenzioso
bellissimo
certo Vero.
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